I volti, le pietre, la città M. Carbone – E. Gentilini

I volti, le pietre, la città MARIO CARBONE – EMILIO GENTILINI
1952-1985, fotografie dalla collezione del Museo di Roma in Trastevere,
Museo di Roma in Trastevere, 1 mar – 13 ott 2013

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È una Roma pittoresca in cui si colgono già i segnali del cambiamento, quella raccontata dalle immagini di Mario Carbone ed Emilio Gentilini. A questi due grandi fotografi romani, dal 1° marzo al 5 maggio, il Museo di Roma in Trastevere dedica la mostra I volti, le pietre, la città. Mario Carbone – Emilio Gentilini che raccoglie oltre 100 fotografie provenienti dalla collezione del Museo di Roma in Trastevere e dalla collezione privata dell’archivio di Carbone, in fase di acquisizione da parte del Museo, grazie alla generosa donazione del fotografo.

L’esposizione è promossa dall’Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico – Sovrintendenza Capitolina, a cura di Silvana Bonfili e Donatella Occhiuzzi con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura.

L’intento è quello di valorizzare e rendere visibile al pubblico parte dell’immensa collezione fotografica del museo trasteverino che si avvale anche di importanti fondi fotografici. Alcune delle immagini in mostra, scattate tra il 1952 e il 1985, non sono mai state esposte al pubblico.
Molte le affinità tra i due autori, come la scelta rigorosa del bianco e nero e il soffermarsi sui volti espressivi delle persone. Differenti invece la poetica e le tematiche oggetto delle fotografie.

Le immagini di Mario Carbone si distinguono per una poetica realista che documenta luoghi ed individui colti con nitida coerenza sia nelle istantanee che ritraggono ambulanti e operai nei rioni della città popolare, sia in quelle che documentano le vie dell’arte o della moda (Via Margutta, Via Veneto, Piazza del Popolo), frequentate da signore eleganti e personaggi famosi. Lo sguardo di Carbone si fa più antropologico nelle fotografie che ritraggono i fedeli in visita a San Pietro con il sacerdote che fa da cicerone o le turiste devote inginocchiate con i loro abiti stravaganti. Le donne e gli uomini ritratti nella semioscurità delle osterie (si veda la famosa immagine Osteria del Vero Albano) sono invece pervase da una vena di struggente malinconia. Le immagini di Roma degli anni Settanta e Ottanta del XX secolo danno invece più spazio alle tematiche sociali: le manifestazioni politiche e di protesta, la scena “povera” e le pareti spoglie di cantine e garage adattate a palcoscenici dove Carbone ritrae l’avventura irripetibile dei teatri d’avanguardia romani.

Emilio Gentilini circoscrive la sua indagine per immagini, negli anni Settanta dello scorso secolo; in particolare nel rione popolare di Trastevere. Luoghi e personaggi esprimono carica vitale ed
energia: piazze e vie sono ingombre di persone e dei loro spesso poveri “strumenti del mestiere”. La città è ancora vissuta nella comune partecipazione di spazi e ritualità quotidiane e festive.
Gentilini osserva e ritrae, con ironia e personale leggerezza, una Roma intenta e indaffarata in molteplici attività, personaggi alle prese con lavori scaturiti da una creatività spesso tutta romana,
lavori stanziali ed ambulanti (le botteghe storiche, ma anche le improvvisate vendite di generi alimentari davanti alla soglia di casa, la raccolta di cartoni etc.).

Dunque i due autori ci restituiscono attraverso queste immagini un patrimonio prezioso di umanità generosa e vitale che si fonde con la storia stessa della città che abitano.
Ed è Renato Nicolini, nel testo introduttivo del catalogo dedicato a Gentilini del 2006, ad evidenziare il valore di queste immagini fotografiche come ”bene culturale”, capace di cogliere le
mutazioni del tempo e degli spazi urbani, che ora, di nuovo esposte ridanno senso e identità alle collezioni permanenti e agli stessi spazi museali: ”I luoghi di Roesler Franz debbono lasciare il posto ai volti degli individui, alle epifanie improvvise e brucianti che questi suggeriscono, senza più alcuna regola che possa portare alla prospettiva più ampia del quadro di genere. Il genius loci restringe il proprio campo d’azione nel passaggio dal pittore al fotografo…
Il Museo di Roma in Trastevere, che sta trovando nella fotografia la sua caratteristica, è lo strumento più adatto per interrogarsi su questo argomento. Non tutte le trasformazioni sono uguali; e sono i musei della città, questo nuovo tipo di spazio pubblico, le istituzioni appropriate per interrogarsi sull’argomento, e, perlomeno vivere la trasformazione con consapevolezza”.

Scheda Info Mostra: I volti, le pietre, la città. MARIO CARBONE EMILIO GENTILINI 1952 – 1985, fotografie dalla collezione del Museo di Roma in Trastevere
Anteprima stampa giovedì 28 febbraio ore 11- 13
Inaugurazione giovedì 28 febbraio ore 18, apertura al pubblico 1 marzo – 13 ottobre 2013
Museo di Roma in Trastevere Piazza S. Egidio, 1B, Orari martedì-domenica 10.00-20.00
la Biglietteria chiude alle ore 19.00, Biglietti Intero €7,50; ridotto € 6,50; gratuito per le categorie previste dalla tariffazione vigente Enti proponenti Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico – Sovrintendenza Capitolina
Mostra a cura di Silvana Bonfili e Donatella Occhiuzzi
Zètema Progetto Cultura
Sponsor Sistema Musei Civici Acea; Banche tesoriere di Roma Capitale: BNL Gruppo BNP, Paribas,UniCredit, Banca Monte dei Paschi di Siena; Acqua Claudia; Finmeccanica; Lottomatica; Vodafone Con il contributo tecnico di Atac; La Repubblica
Info Tel. 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 21.00)
www.museodiromaintrastevere.itwww.060608.it
Ufficio Stampa Zètema Progetto Cultura
Giusi Alessio g.alessio@zetema.it www.zetema.it
twitter@Zetemauffstampa

 

Premi e riconoscimenti

Nel 1959 vince il Nastro d’Argento per la fotografia del documentario “I vecchi” di Raffaele Andreassi.

Nel 1964 vince il Nastro d’Argento con un documentario sull’abbandono delle terre feudali da parte della nobiltà calabrese (Stemmati di Calabria).

Nel 1967, conquista il Leone d’Argento alla Biennale di Venezia con Firenze, novembre 1966, folgorante testimonianza in bianco e nero sulla drammatica alluvione, confezionato con testi di Vasco Pratolini letti da Giorgio Albertazzi.